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Mostra su Mapplethorpe: La Perfezione nella Forma a Firenze
Exhibition in Florence: Robert Mapplethorpe – Perfection in Form
PRESENTAZIONE DI MICHAEL WARD STOUT
Nel maggio 1988 Robert Mapplethorpe fondò la Robert Mapplethorpe Foundation e ne divenne il primo presidente. Nelle sue intenzioni sarebbe stata una istituzione benefica con lo scopo di favorire il riconoscimento della fotografia come forma d’arte a tutti gli effetti, alla pari di altre forme tradizionali, come la pittura e la scultura. In seguito aggiunse un secondo scopo benefico: il sostegno alla ricerca per la lotta contro l’AIDS e l’HIV. Dopo la morte di Mapplethorpe, nel marzo 1989, ho avuto l’onore di essere il suo successore come presidente della Fondazione e ho mantenuto da allora tale posizione al servizio della Fondazione stessa.
L’idea di questa straordinaria mostra alla Galleria dell’Accademia è partita quando Patti Smith, grande amica e musa di Mapplethorpe, ha incontrato Jonathan Nelson, studioso del Rinascimento, e ha menzionato casualmente la passione di Mapplethorpe per Michelangelo. Mapplethorpe apprezzava l’arte contemporanea, ma la sua vera passione erano i capolavori del Grandi Maestri, soprattutto la scultura. Aveva raccolto una collezione di pezzi in bronzo e pietra, molti dei quali divennero oggetto di lavori fotografici.
Si sforzava di catturare, attraverso la sua fotografia, la particolare forma di perfezione che percepiva nel lavoro di Michelangelo e di altri maestri rinascimentali, e infatti una delle sue prime retrospettive importanti fu intitolata The Perfect Moment, un titolo che evocava i suoi continui sforzi per fissare sulla pellicola l’elemento quintessenziale del suo soggetto, catturando quindi un «momento perfetto».
Patti Smith e Jonathan Nelson, grazie all’incoraggiamento della direttrice della Galleria dell’Accademia, Franca Falletti, concepirono la mostra, ma essa divenne possibile solo dopo che la dottoressa Falletti e il professor Nelson si assicurarono la collaborazione della dottoressa Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, che ha avuto la lungimiranza e il coraggio di realizzare un progetto così rivoluzionario nella Galleria fiorentina.
Mapplethorpe sarebbe stato emozionatissimo. Nessuno di noi alla Fondazione, incluso il fondatore, aveva mai immaginato o aveva osato sperare che un giorno il suo lavoro avrebbe ricevuto un tale riconoscimento in una mostra così ben concepita e organizzata da stimati studiosi in una delle istituzioni artistiche più prestigiose al mondo, che lo avrebbe inserito nel contesto di maestri del Rinascimento come Michelangelo, che Mapplethorpe da giovane adorava. Nulla si potrebbe fare di più per favorire lo scopo che all’artista stava maggiormente a cuore, vale a dire il riconoscimento della fotografia come forma d’arte a tutti gli effetti.
Mapplethorpe sarebbe stato felice anche per gli altri passi in avanti compiuti dalla sua Fondazione nella realizzazione dei suoi scopi. Negli ultimi vent’anni la Robert Mapplethorpe Foundation ha dato un notevole sostegno all’arte della fotografia partecipando ad oltre cento mostre in musei famosi di tutto il mondo e contribuendo con milioni di dollari in donazioni grandi e piccole a istituzioni artistiche negli Stati Uniti e nel mondo, come per esempio una grossa donazione al Guggenheim Museum di New York; al Whitney Museum of American Art, sempre a New York; alle National Galleries in Scozia e a tante altre istituzioni.
La Fondazione ha anche fatto avanzare la ricerca sull’HIV/AIDS finanziando programmi alla Harvard University, al Beth Israel Medical Center di New York, e al St. Vincent Medical Center, sempre a New York, oltre che attraverso l’American Foundation for AIDS Research, che concede borse di ricerca a livello internazionale.
L’esperienza per me, come per gli altri membri del Consiglio di Amministrazione, Dimitri Levas, Burton Lipsky, Stewart Shining ed Eric Johnson, è stata una straordinaria avventura di apprendimento, di ampliamento dei nostri orizzonti e di conquiste.
Voglio ringraziare non solo i membri del Consiglio di Amministrazione, ma anche la dottoressa Franca Falletti, il professor Jonathan Nelson e ovviamente la dottoressa Cristina Acidini per l’inestimabile aiuto necessario a rendere possibile questa nostra collaborazione con la Galleria dell’Accademia. Ringrazio pure Joree Adilman, il manager della Fondazione; Linda Fiske, responsabile per le collezioni; tra il personale della Fondazione Jennifer Fiore, Tess Carota e Adam K. Rosenthal; John Charles Thomas, consulente legale della Fondazione; Hendrik teNeues e Christina Burns della teNeues Publishing; Andrew Wylie e Jeffrey Posternak della Wylie Agency; ed Edward Mapplethorpe. Ma soprattutto esprimo il mio grazie a Patti Smith per i suoi continui sforzi nel diffondere l’eredità di Robert Mapplethorpe e il suo ininterrotto sostegno a favore della sua Fondazione. Continua a leggere ‘Mapplethorpe a Firenze’